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Quando Anna Maria, maestra elementare, mi ha chiamata per chiedermi di organizzare una Archeoattività per la sua classe ponendo attenzione a Matteo, bambino non vedente dalla nascita, ho avuto per un attimo un po’ di timore. Mi sono chiesta: “saremo in grado di pensare, elaborare e sviluppare un percorso in cui tutti i bambini  possano essere adeguatamente coinvolti? Come costruire una Archeoattività dove le diverse percezioni tattili e sensoriali, sia quelle di Matteo che quelle degli altri bimbi, siano stimolate e soddisfatte?”. I dubbi nascevano anche dal fatto che non avevamo mai visto ne Matteo ne la sua classe.

In realtà chi mi ha dato fiducia e coraggio, senza rendersene conto, è stata proprio la maestra Anna Maria. Un sabato pomeriggio durante un’Archeoattività è venuta a trovarci,per conoscerci e per osservare la sede che avremmo utilizzato anche con i suoi bambini.

Così chiacchierando con lei abbiamo deciso che l’attività  da svolgere poteva essere quella sul mestiere dell’Archeologo. Scegliere il tema è stato semplice perché l’Archeologia è fatta di mani e il tatto è uno dei sensi che l’Archeologo usa tantissimo mentre lavora.

Il pomeriggio in cui Matteo e la sua classe ci son venuti a trovare per trascorrere con noi qualche ora archeologica, io e Laura avevamo preparato tantissimi oggetti da toccare mentre la mia voce avrebbe raccontato il mestiere dell’archeologo.  Durante il nostro racconto, per far capire a bambini di seconda elementare come attraverso lo scavo si ricostruiscano più fasi della Storia antica, non potevamo fare a meno di parlare di stratigrafia e di scavo stratigrafico. Così mentre i bambini osservavano la stratigrafia disegnata sulla lavagna, Matteo toccava la stratigrafia tattile che abbiamo preparato per lui con diversi sedimenti (sabbia fine, sabbia grossolana, terra, foglie ect…). Spiegato questo è iniziato il percorso tattile-sensoriale per tutti i bimbi che avevamo davanti. Partendo da Matteo, i bambini hanno toccato tutti gli strumenti principali che usa l’Archeologo, hanno toccato tutti i tipi di materiali che uno scavo archeologico restituisce: terracotta, ossa animali, ossa  semilavorate, oggetti e strumenti in osso, monete, tessere di mosaico, semi carbonizzati, pietre, pietre levigate, strumenti in pietra, modellini di templi in arenaria ect…  “Ma come è possibile che i reperti che troviamo nello scavo diventino degli orologi del tempo?”. Per rispondere a questa domanda abbiamo scelto ovviamente di far toccare diversi reperti ceramici e farli descrivere attraverso il tatto. Siamo partiti dalla ceramica grossolana preistorica, per passare a un reperto di terracotta non decorata, un reperto decorato a impressione, poi reperti ceramici dipinti e infine smaltati. Con la sua capacità sensoriale  Matteo ha capito facilmente cosa veniva prima e cosa dopo.

Finito il nostro racconto con una delle prime tecniche di lavorazione dell’argilla abbiamo realizzato dei piccoli vasetti utilizzando pasta modellabile. La manipolazione di un materiale morbido è un’attività che accomuna tutti: grandi e piccini, ipovedenti e non. Ci siamo divertiti tantissimo e alla fine siam riusciti a parlare anche della differenza tra il mestiere dell’Archeologo e quello del Paleontologo che per bimbi così piccoli non è mai molto chiara. Dopo questa esperienza ci portiamo dentro una sensazione di arricchimento grande grande, perché Matteo e i suoi compagni ci hanno insegnato che si può imparare, ricreare, costruire, sperimentare anche ad occhi chiusi.

Grazie alla Maestra Anna Maria, alle sue colleghe, alle mamme alla Scuola primaria plesso Panepinto di Cammarata, per questo confronto, per questo momento di crescita.