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Alzi la mano chi non pensa subito a Lucy sentendo parlare di australopitechi o australopiteci, è uguale, chiamatelo come vi suona meglio. Comunque li si chiami, ormai il nome di questo genere ci è piuttosto familiare. Una parola composta da due parole di origine greca ( ma dai! ) che significano scimmia meridionale, del sud, ovviamente rispetto all’Equatore. Ma chiunque conosce la regione Afar in Etiopia, sa bene che si trova poco più a nord di quella linea immaginaria e non a sud come il nome suggerito dal genere di Lucy.

Questo per dire che quello straordinario ritrovamento del 1974 non avrebbe potuto giustificare il nome di quel genere. Bisogna andare indietro di altri 50 anni per trovare una spiegazione alla questione, ed è necessario spostarsi in Sudafrica (ora si che ci siamo col nome). In quel momento il paradigma scientifico voleva un’origine dell’uomo nel sud-est asiatico, lì dove erano stati trovati i resti del più antico uomo scimmia (pitecantropo) sino ad allora conosciuto.

Raymond Dart, un anatomista australiano trasferitosi a lavorare in Africa e con una passione smodata per le ossa antiche, seguendo Darwin, con coraggio, invece, osava mettere in dubbio il sapere di allora e si ostinava nel cercare tracce di antichi antenati proprio nei dintorni della città sudafricana di Johannesburg. Da una vicina cava si faceva portare cassette di reperti fossilizzati che analizzava scrupolosamente pulendoli per mesi,  sino a quando si accorse di avere in mano 3 frammenti fossili riferibili a faccia, mandibola e cervello di un cucciolo di circa 3 anni di scimmia molto antica. Nonostante la giovane età alla morte, il cucciolo aveva già alcuni denti definitivi. Strani segni intorno alle orbite, invece, erano testimoni di una morte tragica ad opera di un rapace che dovette portare con sé la sua piccola preda in qualche posto sicuro nella aperta savana per consumare il pasto oltre 2 milioni e mezzo di anni fa.

Poi c’era quel piccolo cervello di cui era rimasto un calco fossilizzato, fatto più unico che raro. Poiché è difficile che una componente tanto energetica sfugga al pasto del predatore o degli spazzini che intervengono di seguito, è probabile che in qualche modo ad un certo punto quella piccola testolina sia caduta in qualche anfratto impossibile da raggiungere. E per puro caso abbia trovato condizioni incredibili che ne hanno permesso la fossilizzazione.

Infine la cosa più sorprendente: il foro occipitale, quello in cui si articola la colonna vertebrale e che normalmente si trova spostato indietro nelle scimmie e in tutti i quadrupedi, si trovava sotto il cranio. Quel piccolo e sfortunato cucciolo era quindi bipede, proprio come noi. Questo testimoniava per la prima volta, come, contrariamente a quanto si credeva, alcuni ominidi diventarono prima bipedi e solo successivamente acquisirono un cervello grande.

Ma come spesso succede, far cadere un paradigma è dura, così anche questa enorme intuizione provocò non poche rogne al povero Dart al quale non venne dato credito per molto tempo.

Oggi sappiamo che il bambino di Taung non è un nostro antenato diretto e visse dopo rispetto alla più famosa Lucy. Conosciamo inoltre nuove specie di questo genere e tanti fossili interessanti. Ma ricordiamo che fu lui la prima vera “scimmia del sud” ad essere stata scoperta che aprì la strada a tutte le successive scoperte in terra africana.